COLTIVARE LO SPAZIO

21 Aprile 2021

COLTIVARE LO SPAZIO

Tra lo stimolo e la risposta c’è uno spazio.

In questo spazio dimora il nostro potere di decidere come rispondere.

Nella nostra risposta risiedono la crescita e libertà. 

(Viktor E. Frankl)


Questa citazione di Viktor Emil Frankl, neurologo, psichiatra e filosofo austriaco (1905-1997) ci invita a portare l’attenzione su due aspetti: spesso reagiamo alle situazioni in modo automatico (stimolo-risposta); nonostante questo, c’è sempre in noi uno spazio di scelta che ci permette di decidere come rispondere. Qui sta la crescita e vera libertà.

L’affermazione è forte, specie perché frutto dell’esperienza tragica di una persona che ha vissuto sulla sua pelle il dramma dei lager; e proprio lì, in quel luogo dove sopravvivere era un must, è stato testimone di decisioni consapevoli, attuate da diversi internati anche a rischio della propria esistenza. E Frankl ne ha tratto la conclusione che c’è sempre, in ogni momento e luogo, uno spazio interiore che ci permette di scegliere come rispondere alle situazioni.


Noi, per fortuna, non ci troviamo in un campo di concentramento, dove la libertà è drammaticamente ridotta. Eppure a volte ci sembra di essere presi in scacco da reazioni automatiche, soprattutto quando vengono toccati punti sensibili/vulnerabili di noi. Jon Kabat-Zinn, ideatore della Mindfulness, nel libro La scienza della meditazione, ne parla attraverso la seguente metafora: “ci capitano cose che generano contrarietà e avversione (…) le cose «non vanno a modo nostro». Sbattiamo l’alluce, non ci piace per niente; in quel preciso momento e luogo ci sentiamo proprio contrariati”. E in quel preciso momento scattano in noi reazioni così rapide che ci sembrano fuori dall’ambito della scelta. Tant’è che diciamo anche: “sono fatta/o così”, “è il mio carattere”, “è più forte di me”, “non ci posso fare nulla”, ecc. 


Frank, al contrario, ci ricorda che la scelta è sempre possibile. Va – certamente – coltivata. Come fare? Entrano qui in campo la Comunicazione Nonviolenta (CNV) e la Mindfulness.


La Comunicazione Nonviolenta, come scrive lo psicologo Marshall B. Rosenberg (1934-2015) suo ideatore, “ci guida nel ripensare il modo in cui esprimiamo noi stessi ed ascoltiamo gli altri. Invece di limitarsi ad essere reazioni automatiche e abituali, le nostre parole diventano risposte coscienti basate sulla solida consapevolezza di ciò che percepiamo, di ciò che sentiamo e di ciò che vogliamo.” Abitualmente, quando qualcosa viene toccato, invece che portare attenzione a ciò che sta accadendo in noi, siamo portati a reagire verso l’esterno. Se abbiamo a disposizione una mappa (i 4 passi della CNV) che ci aiuta a osservare e ascoltare cosa accade dentro di noi e soprattutto se ci esercitiamo a utilizzarla il più possibile, possiamo imparare a rispondere alle situazioni in modo più funzionale. Possiamo, cioè, diventare consapevoli dei bisogni vivi in noi e decidere come vogliamo prendercene cura, momento per momento.


In affiancamento alla CNV, la Mindfulness ci allena alla non-reazione, prerequisito essenziale per una “consapevolezza non concettuale, non reattiva” – come la chiama Jon Kabat-Zinn – che ci permette di liberarci, passo passo, dagli schemi reattivi ancestrali di attacco/fuga/paralisi. Prosegue Jon Kabat-Zinn: “La consapevolezza dunque ci serve da scarpe, proteggendoci dalle conseguenze dell’abitudine a reagire emotivamente”. 


La Mindfulness e la Comunicazione Nonviolenta sono strumenti utili e preziosi che ci permettono di coltivare questo spazio di scelta che, grazie alla consapevolezza, ci dona sempre più libertà interiore.


Articolo a cura di Mario Bonfanti - Mediatore familiare, Istruttore di Mindfulness, specializzato in Comunicazione Nonviolenta




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