In un mondo sempre più caratterizzato da
ritmi frenetici, incertezze e carichi emotivi, l’ansia rappresenta una
delle condizioni psicologiche più diffuse e debilitanti. Secondo
l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2019 i disturbi d’ansia hanno
colpito circa 301 milioni di persone a livello globale, inclusi 58 milioni di
bambini e adolescenti. Questi disturbi, che comprendono il disturbo d’ansia
generalizzato (GAD), gli attacchi di panico e l’ansia sociale, influenzano
negativamente la qualità della vita, la produttività e il benessere complessivo
dell’individuo. Il loro impatto è tale da essere considerati la nona causa
principale di disabilità legata alla salute a livello mondiale (Penninx et al.,
2021).
Con la crescente consapevolezza della portata globale di questi
disturbi, è aumentato l’interesse verso interventi alternativi e
complementari alla psicoterapia e ai trattamenti farmacologici. Tra le
tecniche di rilassamento psicofisico più studiate ed efficaci, il Training
Autogeno (TA) si è affermato come una risorsa preziosa per la gestione
dell’ansia e per il potenziamento della resilienza emotiva (Manzoni et al.,
2008; Breznoscakova et al., 2023).
Il Training Autogeno è stato sviluppato negli anni ’30 dallo psichiatra
tedesco Johannes Heinrich Schultz come tecnica di auto-distensione che si fonda
sulla ripetizione mentale di formule standardizzate e sull’attenzione
concentrata alle sensazioni corporee. Il termine “autogenico” significa
“generato da sé”, e sottolinea la natura attiva e autonoma dell’esercizio: il
soggetto diventa protagonista della propria rigenerazione psicofisica.
Il cuore del metodo è costituito da sei esercizi standard: pesantezza
(rilassamento muscolare), calore (vasodilatazione), regolarizzazione del
battito cardiaco, respiro naturale, calore del plesso solare e freschezza alla
fronte. Queste formule inducono una risposta parasimpatica, cioè attivano il
sistema nervoso responsabile del riposo e della rigenerazione, inibendo la
classica risposta di stress “lotta o fuggi”. La pratica regolare del TA
consente quindi di ridurre l’attivazione fisiologica associata all’ansia,
favorendo uno stato di calma profonda e di equilibrio interiore.
Numerose ricerche internazionali hanno indagato l’efficacia del Training
Autogeno nel trattamento dei disturbi d’ansia. In particolare, la meta-analisi
condotta da Yumkhaibam et al. (2023) ha evidenziato risultati positivi in
diversi contesti clinici e culturali, includendo studi svolti in paesi come
Regno Unito, Giappone, Canada, Germania, Italia e Stati Uniti. Le ricerche
utilizzano strumenti di valutazione standard come lo State-Trait Anxiety
Inventory (STAI) e l’HADS (Hospital Anxiety and Depression Scale),
confermando riduzioni significative dei livelli di ansia dopo cicli di
allenamento autogeno.
Il TA si è dimostrato efficace anche in condizioni particolari: ad
esempio, nella riduzione dell’ansia pre-operatoria in pazienti sottoposti ad
angioplastica, nel trattamento del distress psicologico nei malati oncologici e
nel miglioramento del benessere negli studenti di medicina durante simulazioni
cliniche (Ernst & Kanji, 2004; Marafante, 2016; Kiba et al., 2017). In
questi contesti, il TA non solo riduce i sintomi ansiosi, ma migliora anche
l’umore, la qualità del sonno e la motivazione al trattamento.
Interessante è anche l’applicazione del TA in ambito sportivo: studi su
atleti professionisti hanno mostrato che otto settimane di training, anche in
combinazione con tecniche di immaginazione motoria, portano a una diminuzione
dell’ansia da prestazione e a un miglioramento delle capacità di concentrazione
(Veskovic, 2019; Hooi, 2020). Questi risultati suggeriscono che il TA può
rappresentare un utile strumento trasversale per la gestione dello stress in
diversi ambiti della vita quotidiana.
Il valore del Training Autogeno si inserisce anche nel modello
mente-corpo della salute, secondo cui le tensioni psicologiche croniche
possono generare sintomi somatici come affaticamento, disturbi respiratori,
rigidità muscolare e alterazioni cardiocircolatorie. Praticare il TA con
costanza contribuisce a prevenire la cronicizzazione di tali sintomi e a
migliorare l’equilibrio psicosomatico. Non a caso, si è osservata una sua
efficacia anche in pazienti affetti da patologie croniche aggravate dall’ansia,
come cefalea tensiva, ipertensione, asma e malattia di Raynaud.
Uno dei principali vantaggi di questa tecnica è la sua accessibilità:
può essere appresa in un ciclo limitato di incontri con un professionista e poi
utilizzata autonomamente, senza necessità di strumenti o ambienti particolari.
È una pratica economica, sostenibile, e adatta anche a persone con difficoltà
fisiche o economiche che non possono accedere a trattamenti continuativi.
Naturalmente, è importante sottolineare che il TA non sostituisce la
psicoterapia nei casi di ansia grave o di disturbi psicopatologici complessi, e
non è indicato in presenza di sintomi dissociativi o psicotici. Tuttavia, come
tecnica complementare, può integrare in modo efficace percorsi di cura più
ampi, personalizzati sulle esigenze del paziente.
In conclusione, il Training Autogeno si conferma una risorsa preziosa e
scientificamente validata per la riduzione dell’ansia e il miglioramento del
benessere psicofisico. Con una pratica regolare, consapevole e ben guidata, può
diventare un alleato quotidiano nella gestione dello stress, nella
prevenzione del disagio e nella promozione di uno stile di vita più sano ed
equilibrato.
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BIBLIOGRAFIA
- Breznoscakova, D., Vyskocilova, J., Konecny, J., & Van Dijk, J. P.
(2023). Effectiveness of autogenic training on reducing anxiety disorders: A
comprehensive review and meta-analysis. European Journal of Physical Education and
Sport Science, 10(3), 126–127. https://doi.org/10.3390/ijerph20054344



