La musica non è solo una forma d’arte o intrattenimento: può diventare un vero e proprio alleato per la salute mentale. I suoi ambiti di applicazione sono molti, ma in questo articolo ne vengono approfonditi due, partendo da recenti studi scientifici. Le ricerche dimostrano infatti che la musicoterapia — cioè l’uso della musica con finalità terapeutiche — può offrire benefici significativi sia alle persone anziane che soffrono di difficoltà di memoria e sintomi depressivi, sia ai pazienti oncologici che si preparano ad affrontare un intervento chirurgico.
Nel primo studio, un gruppo di anziani con lievi problemi cognitivi e sintomi depressivi ha partecipato a delle sedute di ascolto musicale guidato. Dopo alcune settimane, queste persone hanno mostrato miglioramenti sia nella memoria e nell’attenzione, sia nel tono dell’umore. Invece, il gruppo che non ha ricevuto l’intervento musicale non ha avuto particolari cambiamenti. Questo fa pensare che ascoltare musica in modo strutturato e seguito da un professionista possa davvero aiutare a migliorare l’umore e le funzioni cognitive. Gli studiosi spiegano infatti che la musica può attivare aree del cervello legate alla memoria, come l’ippocampo, e può anche stimolare la produzione di sostanze utili per la salute dei neuroni neuroni, come la proteina BDNF. Inoltre, ascoltare brani musicali familiari può risvegliare ricordi, emozioni e sensazioni positive, aiutando le persone a sentirsi più presenti e connesse con la propria storia. Un altro aspetto interessante è che le persone coinvolte nell’intervento lo hanno trovato piacevole, senza effetti collaterali e lo hanno seguito con costanza. Questo rende la musicoterapia un’opzione molto utile anche in contesti come case di riposo, centri per anziani o perfino a casa.
Il secondo studio ha invece riguardato donne che stavano per affrontare un intervento chirurgico al seno, come parte del trattamento per un tumore. In un momento così delicato e pieno di emozioni, la musica è stata usata per aiutare a gestire l’ansia, lo stress e altre emozioni negative. Anche qui, i risultati sono stati molto positivi: le pazienti si sono sentite più calme e meno angosciate dopo le sedute musicali. In particolare, ci sono stati due tipi di interventi. Il primo è stato un trattamento individuale, chiamato “musicoterapia recettiva”: ogni paziente partecipava a una sessione di circa un’ora con una musicoterapista esperta. L’incontro iniziava con l’ascolto guidato di tre brani musicali scelti con cura dalla terapista, tra quelli più rilassanti, prevedibili e dolci, pensati per offrire un senso di sicurezza. La paziente poteva scegliere quale dei tre ascoltare. Dopo questa fase, la terapista proponeva un momento di rilassamento basato sulla musica scelta, e in seguito improvvisava dal vivo usando strumenti musicali diversi. Questo momento serviva per adattare la musica allo stato d’animo della paziente. Infine, c’era un tempo di “ritorno alla realtà”, in cui la paziente veniva accompagnata dolcemente a riconnettersi con l’ambiente, senza più musica, e veniva invitata a raccontare come si era sentita.
Il secondo tipo di intervento era di gruppo, e durava un po’ di più, circa 90 minuti. Si teneva in una stanza apposita all’interno dell’ospedale, con strumenti musicali e sedie disposte in cerchio. Le pazienti, guidate da una musicoterapista e da una psico-oncologa, prendevano parte a esperienze musicali attive e recettive. La prima parte dell’incontro era dedicata alla scelta di uno strumento e alla possibilità di suonarlo liberamente, seguendo il proprio stato d’animo. A poco a poco, si creava una vera e propria improvvisazione musicale di gruppo. Nella seconda parte, si passava ad attività come la visualizzazione con immagini e musica, il canto corale, e una riflessione finale dove ciascuna poteva condividere la propria esperienza.
I risultati sono stati misurati prima e dopo gli interventi, usando strumenti che rilevano emozioni come stress, ansia, depressione e rabbia. I dati hanno mostrato una riduzione significativa di queste emozioni negative, soprattutto nel gruppo che ha ricevuto il trattamento individuale. È emerso anche che la musicoterapia ha aiutato le pazienti a sentirsi più supportate e meno sole in un momento difficile.
Questi due studi, pur parlando di persone diverse — anziani da un lato, pazienti oncologici dall’altro — raccontano la stessa cosa: la musica può davvero fare la differenza. Non si tratta solo di “sentirsi meglio”, ma di un aiuto concreto per il benessere psicologico e, in alcuni casi, anche per il funzionamento cognitivo.
Il secondo studio ha invece riguardato donne che stavano per affrontare un intervento chirurgico al seno, come parte del trattamento per un tumore. In un momento così delicato e pieno di emozioni, la musica è stata usata per aiutare a gestire l’ansia, lo stress e altre emozioni negative. Anche qui, i risultati sono stati molto positivi: le pazienti si sono sentite più calme e meno angosciate dopo le sedute musicali. In particolare, l’intervento individuale — cioè quello fatto da sole con il musicoterapeuta — è stato il più efficace. Le pazienti potevano scegliere la musica da ascoltare tra alcuni brani proposti e, durante l’ascolto, il terapista si adattava al loro ritmo, respiro e stato d’animo. Questo ha creato uno spazio protetto dove potersi sentire libere di rilassarsi e di esprimere le proprie emozioni attraverso la musica. Un dato interessante è che, oltre a ridurre l’ansia e la tristezza, la musicoterapia ha aiutato anche a gestire emozioni come la rabbia, che spesso viene sottovalutata ma che può essere molto presente in chi sta affrontando una malattia importante.
Questi due studi, pur parlando di persone diverse — anziani da un lato, pazienti oncologici dall’altro —raccontano la stessa cosa: la musica può davvero fare la differenza. Non si tratta solo di “sentirsi meglio”, ma di un aiuto concreto per il benessere psicologico e, in alcuni casi, anche per il funzionamento cognitivo.
La forza della musica sta inoltre nella sua semplicità. È accessibile, non ha controindicazioni, e può essere usata in molti contesti diversi. Anche se servono ancora ricerche per capire meglio come funziona e quanto durano i suoi effetti, oggi sappiamo già che la musica può essere una preziosa alleata per chi sta vivendo un momento difficile.
In conclusione, la musicoterapia non sostituisce le cure mediche, ma può accompagnarle e renderle più efficaci, migliorando la qualità della vita delle persone. È un linguaggio universale che arriva dove le parole, a volte, non riescono.
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BIBLIOGRAFIA
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- Xue, B., Meng, X., Liu, Q., & Luo, X. (2023). The effect of receptive music therapy on older adults with mild cognitive impairment and depression: A randomized controlled trial. Scientific Reports, 13, 22159. https://doi.org/10.1038/s41598-023-49162-6



